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Cenni storici su Castel Rubello
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Magda
Serafini Trinci
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CASTEL
RUBELLO
MODERNO BORGO MEDIEVALE
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CASTEL
RUBELLO,
rocca guerriera
contesa dai Trinci in epoca medievale
e tenuta agricola ereditata dai diretti discendenti
nel XIX secolo,
a testimonianza dei "corsi e ricorsi storici"
nel 2000 ritorna di proprietà di un'unica coppia:
Fabrizio Serafini Degli Abbati Trinci e
Maria Carolina Matranga di Manticaceme…
"…e come già accadde nel '500 con
Federico Valenti e Lucrezia Ottieri…"
Consci d'essere tutori d'un bene patrimonio
dell'umanità, i proprietari si prefiggono di restaurare l'intero
complesso e restituire ad esso l'antico ruolo attraverso attuali
concetti d'utilizzo e moderna funzionalità, riproponendo,
così, CASTEL RUBELLO non solo
come struttura decorativa ma soprattutto come punto di riferimento
per il territorio:
fonte di lavoro, di cultura, di bellezza, di mantenimento
di valori millenari e di sacre memorie della più antica storia
puramente italica.
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| La
storia di CASTEL RUBELLO |
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Millenario
come le aspre rupi d'Orvieto (da cui dista solo sei chilometri),
morbidamente poggiato su un colle, stanco ed eterno (come già
lo ritrassero il Turner,
quadro alla Tate Gallery
di Londra, ed il Teerlink,
acquerello al Rijksmuseum
di Amsterdam) nel ridente Comune di Porano, sorge CASTEL
RUBELLO.
Oggetto di miti e teatro d'antiche leggende, fu luogo sacro
agli Etruschi, le cui pazienti
mani, ferendo la rupe ne scavarono la parte più arcaica: le
cantine, a vari livelli di profondità, da sempre chiamate: "l'inferno,
il purgatorio ed il paradiso".
In età consolare i Romani
vi sovrapposero un accampamento militare fortificato (castrum
bellum), da cui ereditò il nome, ancora oggi pronunciato dai
nativi: Castrubbello. Le sue mura di tufo furono erette, intorno
all'anno 1000, dai Monaldeschi della
Vipera, un ramo della famiglia Trinci,
medioevali Signori dell'Umbria, con la funzione tattica di presidiare
una delle vie d'acqua che rifornivano la città di Orvieto. |
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Nato,
quindi, come guarnigione militare a pianta quadra, in origine
era sormontato da quattro torri guelfe, delle quali, oggi, sopravvive
solo il Maschio.
Circondato da un profondo fossato, l'accesso alla corte interna
ed al piccolo borgo era controllato da un ponte levatoio.
Con l'escavazione del celebre "pozzo di San Patrizio", esempio
di fonte inesauribile, poiché attinge alla falda freatica del
Tevere, la città di Orvieto divenne imprendibile e quindi la
funzione di presidio tattico venne meno e, Castel Rubello, assecondando
la moda dell'epoca, fu trasformata in sontuosa residenza rinascimentale.
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Conteso
fra le famiglie nobili della zona, per tutto il medioevo fu
teatro d'aspre lotte tra i Della
Rovere gli Avveduti
ed i Valenti, che
nel 1500 se ne aggiudicarono il dominio. Da allora il castello
godette di serenità e prosperità, cominciando ad arricchirsi
di quell'eclettismo stilistico che gli è peculiare.
Giacomo Valenti,
infatti, ampliò la Chiesa arricchendola di affreschi, ristrutturò
il piano nobile del palazzo ed affidò allo Scalza
(padre del celebre Ippolito Scalza, scultore del Duomo di
Orvieto) la posa in opera di un imponente camino, datato 1541
e fitto di iscrizioni, che ancora troneggia nella monumentale
cucina.
Il figlio Federico
proseguirà l'opera, ristrutturando, in occasione delle sue
nozze con Lucrezia Ottieri,
un'ala al pian terreno, commissionandone gli affreschi al
celebre Cesare Nebbia.
Nel XVIII secolo, leggiadro ed antiaustero, il ponte levatoio
viene sostituito da uno in pietra, il fossato muta in giardino
e le sale del piano nobile si colorano di tempere policrome
e paesaggistiche. Ma è nel 1800, epoca romantica per eccellenza,
che la storia del castello si tinge di rosa… il ricchissimo
Marino Marini
(gentiluomo di Ravenna, antenato degli attuali proprietari
marchesi Serafini Degli Abbati
Trinci) mecenate e finanziatore di Garibaldi,
all'Unità d'Italia venne nominato Senatore del Regno e si
trasferì a Roma con la famiglia.
Il suo ardente e fascinoso primogenito, Giuseppe,
fu presto al centro dei pettegolezzi capitolini per le sue
turbolente relazioni con le signore dell'alta società. Il
padre, preoccupato per i suoi cruenti, continui duelli con
gli infuriati consorti, lo confinò a CASTEL
RUBELLO.
Con l'arrivo del bel Giuseppe si ha notizia della prima apparizione
di uno spettro nella Corte del Castello. E' da allora, infatti,
che si vocifera di una solitaria "Dama
Bianca", che in un'impalpabile, candido negligé,
pare appaia nelle notti di plenilunio, etereo e perenne ricordo
dei bollenti amori del bel Giuseppe…
Se la moglie del Dottore del villaggio fosse stata meno affascinante…
si potrebbe anche credere al soprannaturale!
Magda Serafini Trinci
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